
Report Mondiale U23 | Agente speciale Piccio
Uno degli eventi Ultimate più importanti dell'anno visto dagli occhi del Freestyle. Antonio Cusmà ci racconta con licenza poetica cosa è successo a Firenze dal 19 al 25 luglio.
Prima giornata: 19 luglio - Cerimonia d'apertura e partita inaugurale
Di tornei di Ultimate ne ho già visti parecchi ma quando arrivo lunedì pomeriggio in piazza della Signoria mi sembra di essere sbarcato in un altro pianeta. Sotto lo sguardo severo delle statue rinascimentali più famose al mondo la piazza inizia a riempirsi di un fluttuare di giovani entusiasti, vivaci e coloratissimi. Sono gli U23 che rappresentano le loro nazioni in questo mondiale.
I flash dei turisti per uno scampolo di pomeriggio iniziano a illuminare i volti di questi giovani giocatori, ognuno dei quali bardato nella maglia della propria nazione, un colpo d’occhio da fare girare la testa, ci sono 20 nazionali e almeno 350 partecipanti.
Partono i primi cori, c’è campanilismo ma soprattutto unità e rispetto reciproco, non sembra vero che questo sport possa essere stato partorito in questo mondo.
Sotto gli occhi stupiti delle forze dell’ordine a presidio della piazza, i ragazzi si sfidano a ninja e a un gioco simile alla scherma (coi frisbee...) aspettando di essere ricevuti a Palazzo Vecchio dal Vice Sindaco e dai vertici di WFDF e FIFD.

Dentro il salone enorme ornato da statue e affreschi si svolge la presentazione ufficiale. C’è un aria come di sacralità ed è per questo che i giovani australiani per sdrammatizzare e per spirito goliardico piazzano un canguro gonfiabile dotato di bandiera nazionale esattamente al centro del tavolo delle autorità. In un attimo giocatori di diversi team portano i loro vessilli nazionali con cui abbellire il canguro: una sciarpa, un cappellino, una bandierina... Il risultato è un’opera di arte moderna che esprime la fratellanza vera e non presunta che si respira tra questi giovani.
Esco dalla sala che ho le vertigini, se questo è l’inizio non oso pensare a dopo... Inizio a provare una forte invidia... Sono troppo lontano dai loro 23 anni e soprattutto nel loro mondo la mia lingua fatta di gitis e delay è ancora sconosciuta e poco compresa.
Fuori dal palazzo quest’onda policromatica si dirige in piazza Santa Croce dove io e Claudio dobbiamo entrare in azione per portare un “segno di pace” dal nostro universo. Quando arriviamo la bellezza della piazza ci accoglie come un onda oceanica rotta sulle nostre teste, lo spazio è immenso e progressivamente si riempie di giocatori che non riescono a stare fermi e iniziano così a fare planare i dischi su centinaia di anni di storia dell’arte. Giusto il tempo di prepararci e quando siamo pronti e caldi lasciamo che la musica richiami tutti intorno a noi. Diligenti come non avresti mai immaginato in pochi secondi i giocatori ci sono intorno e a questo punto dobbiamo iniziare a esprimerci e a comunicare la nostra diversità.
Complice la cornice rinascimentale riusciamo a esprimerci al meglio e a gasare i ragazzi, molti dei quali non avevano idea che lo stesso strumento della loro passione fosse utilizzato in cotale maniera.
La nostra missione è compiuta.
Abbiamo acceso una lampadina nelle teste che erano all’oscuro del concetto di freestyle. Spero anche di avere acceso qualche entusiasmo verso la nostra disciplina. Tempo pochi secondi dopo la fine dell’esibizione siamo circondati dai giocatori colombiani che col loro fare guascone iniziano ad imitarci, un po’ per scherzare un po’ per provare a emularci, sempre con grande rispetto. Scopriamo così che almeno 2 o 3 di loro sanno tenere il delay e fare il roll...a questo punto siamo noi a essere entusiasti di questa novità che non ci aspettavamo proprio. Anche diversi turisti ordinari si sono fermati per guardare il freestyle e chiedere lumi.

Arriva la sera, la comitiva scivola fino allo stadio Ridolfi per assistere alla partita inaugurale tra Giappone e Svizzera, l’atmosfera è elettrica. Tutti i presenti non vedono l’ora di scendere in campo per dimostrare il loro valore, si respira una tensione positiva. In questo clima, durante l’intervallo tra primo e secondo tempo, io e Claudio mettiamo in scena una serie di combinazioni programmate solo un’ora prima, ma l’energia presente nello stadio ci trascina in alto facendoci esibire in maniera impeccabile.
Scrosciano gli applausi.
Mi sento di dire che hanno gradito la nostra musica e anche se non concediamo il bis da quel momento sappiamo che ci hanno accettato come fratelli... fratelli di disco.
Ultime due giornate: 24-25 luglio - Finali
Si dice che ogni esule in terra straniera prima o poi inizi a sognare nella lingua acquisita, da quel momento è come se si fosse acquisita la nuova cittadinanza. Io lunedì mattina mi sono svegliato dopo avere sognato di marcare la meta della vittoria all’ultimo minuto. Mi è bastato assistere alle finali Open, Co ed e femminili per entusiasmarmi. Così ho iniziato a immaginare di cimentarmi in questo sport per ricevere gloria e strappare applausi e ovazioni dal pubblico, che a Firenze era numeroso (centinaia di giocatori delle diverse nazionali), colorato e appassionato.

Il mondiale di Firenze è stato caratterizzato dall’utilizzo di 3 impianti diversi, tutti bellissimi.
All’ippodromo ho assistito alla finale Open per il terzo e quarto posto tra Germania e Colombia. Partita tiratissima fino all’ultima meta che ha premiato le geometrie ordinate dei tedeschi ma ha evidenziato anche il gran cuore e la grinta della compagine colombiana.
Al Velodromo sabato sera si è disputata la finale Co ed tra Belgio e Inghilterra. La nostra esibizione all’intervallo del match ha riscosso una buona risposta del pubblico e ha visto l’esordio di Martina nel team freestyle. Di sicuro la cosa migliore della giornata è stata la festa in piscina che ha preso il via subito dopo la finale Co-ed in un impianto adiacente. Ingresso libero per i giocatori e follia collettiva in acqua dove mi sono ritrovato 2 ore a fare a pallonate e rimbalzi, una sorta di “pogo” in ammollo. In mezzo a una ventina di esagitati come me abbiamo lottato per potere conquistare palloni da scagliare al cielo tra urla di gioia e versacci.
La domenica di solito si va in chiesa. Io ci sono andato dentro lo stadio Ridolfi dove si giocavano le due maggiori finali. Così invece dell’eucarestia c’è stato il lancio di inizio tra Giappone e Australia, finale femminile. Dopo un avvio brillante e facile per le nipponiche, le australiane hanno smesso di scherzare e sono salite in cattedra mostrando “spari” precisi che mandavano facilmente in metà le compagne. Alla fine le asiatiche sono state piegate dalle australiane meritandosi comunque l’applauso del pubblico.
Nella finale maschile, Giappone-Canada, è successo di tutto. Dopo diversi rovesciamenti di fronte e dopo un andamento altalenante il Giappone sembrava essere pronto per la medaglia d’oro. Siamo all’azione dell’ultima meta, attacca il Giappone, deve solo fare meta e godersi la gloria... succede però che a volte la pressione è più forte della voglia di vincere e così... si butta via il disco a pochi metri dalla proprio linea di meta.
Dirompente come l’onda d’urto di una bomba atomica arriva subito sul contrattacco la meta che regala al Canada la medaglia d’oro. Scoppia l’ovazione della folla, siamo in pieno clima mistico, tutto è stato stupendo in questo mondiale e la finale ne è uno specchio.

Al momento della premiazione quando la squadra nipponica entra nella zona podio mi rendo conto che tutti i giocatori giapponesi, e dico davvero tutti, stanno piangendo a dirotto come se gli avessero appena comunicato che l’aereo su cui viaggiano ha i motori rotti... Mi hanno commosso, li ho ammirati moltissimo invidiando l’attaccamento alla bandiera e l’orgoglio nazionale che hanno mostrato.